FIBRE ANIMALI PREGIATE – LA RICERCA DELLA QUALITÀ

TESSITURA PESAVENTO - TESSUTI IN CACHEMIRE E SETA

La nostra ricerca per la realizzazione di tessuti di alta qualità ci ha portati ad approfondire lo studio e la lavorazione delle fibre animali pregiate.

Animali di razza ovina, caprina, camelide e leporidi offrono, nelle loro varie sottospecie locali, velli dai quali ricavare filati pregiati utilizzati nella manifattura tessile di qualità.

Il tessitore competente deve quindi conoscere il filato, le qualità della stessa denominazione, e il valore intrinseco legato alla rarità delle fibre.

È la scelta del filato, soprattutto se facciamo riferimento a fibre animali pregiate, la base per la realizzazione di un prodotto di qualità.

Tra le fibre tessili di origine animale scegliamo di concentrarci ora su quelle ottenute dal vello dell’animale e, quindi, accantoniamo ogni riferimento alla seta, che rientra tra le fibre tessili di origine animale, che è prodotta dal baco da seta.

LA LANA DI PECORA

La più comune tra le fibre animali è la lana. Ottimo isolante termico, offre un’ampia gamma di qualità, tante quante sono le diverse specie di pecore dalle quali proviene.

Le migliori lane, nelle qualità più fini, possono giungere a singoli fili del diametro di 15 micron, un livello di qualità che permette alle migliori lane di competere col più pregiato cashmere. Lane che, per il loro micronaggio ancora più basso, vengono solitamente aggiudicate nelle aste internazionali dai più importanti filatori del mondo.

Tra le diverse tipologie di lana, che differiscono per finezza e lunghezza della fibra, quella di qualità superiore è la merino. Ottenuta dalla pecora merinos, allevata in Spagna, è generalmente considerata la migliore per la fibra molto morbida, soffice e fine e fittamente ondulata.

Altra lana pregiata, rimanendo tra le fibre di ovino, la Shetland, prodotta in Gran Bretagna risulta particolarmente soffice.

Il Lambswool è invece la lana ottenuta dalla prima tosatura dell’agnello, solitamente tosato intorno ai 4 mesi di vita, particolarmente apprezzata per la caratteristica morbidezza, è caratterizzata da una fibra ondulata che la rende adatta a lavorazioni di maggiore pregio.

Sono molti i parametri che determinano la qualità e il pregio della lana. Ogni filo ha, nel linguaggio tecnico per addetti ai lavori, un”titolo”, che è dato dal rapporto tra lunghezza e peso: più è alto il titolo, più il filato è sottile.

Oltre alle diverse tipologie di pecora da cui si ricava la lana, uno degli elementi di valore è il marchio “Pura Lana Vergine”. Questo marchio, gestito da Woolmark, certifica che i capi sono in 100% lana di tosa e quindi non rigenerata.

LA LANA DI CAPRA

Tra le fibre animali pregiate di origine caprina, il Cashmere vanta una reputazione di eccellenza da parte del mercato.

Il Cashmere proviene dal vello della capra tibetana, il suo nome viene dal Kashmir, regione storica attualmente divisa tra India, Pakistan e Cina, da dove venne esportata in Europa sin dall’inizio del XIX secolo.

Anche per il Cashmere, in ogni caso, esistono diversi livelli qualitativi che ne determinano la qualità percepita e il costo.
La parte più sottile e fine del Cashmere è la peluria del sotto mantello, chiamata duvet, cioè lo strato inferiore soffice e lanoso; la parte più grossa, con peli rigidi e ruvidi, proviene dal mantello esterno ed è chiamata giarre.

Il Cashmere più fine si raccoglie attraverso una pettinatura manuale del mantello della capra durante la stagione della muta, che avviene in primavera. Ogni animale, con questa procedura manuale, produce in media tra 100 e 200 grammi di pelo fine 14 – 12 micron

Il colore naturale bianco è il più pregiato e costoso, ma vi sono tipi tendenti al bruno, rossiccio e al grigio. Il colore, la lunghezza, il diametro medio, e la struttura del pelo raccolto dalle capre da cashmere determinano la qualità e il valore del filato che è possibile ricavarne.

La composizione dei tessuti con Cashmere e seta permette di ottenere capi eccezionalmente fini, leggeri, e morbidi al tatto unendo la lucentezza della seta alla proprietà principale del cashmere di assorbire il calore del corpo.

Dal vello della capra d’angora originaria dell’altopiano centrale dell’Anatolia, si ottiene la lana mohair.

Caratterizzata da una fibra molto lunga, soffice, lucente, resistente all’abrasione e all’infeltrimento, la lana della capra d’angora, è ora allevata anche al di fuori dei confini della Turchia,  in Sud Africa e in Texas

La lana mohair si presenta con una fibra della finezza che varia tra 24 e 60 micron e dipende anche dall’età della capra. Il tipo più pregiato ha mantello color latte, ma ne esistono varietà nere, marroni e rosate. Il suo vello si presenta più lucido di quello della lana di pecora.

Dai capretti d’angora di ottiene il Kid mohair: la sua fibra è leggermente più sottile del mohair e si aggira in media su un diametro di 24 micron. La fibra degli animali più giovani è utilizzata per i prodotti di maggiore qualità, come l’abbigliamento esterno, mentre quella degli esemplari più anziani è adoperata in genere per tessere tappeti e coperte

I non addetti ai lavori potrebbero incorrere in confusione: dalla capra d’angora si ottiene la lana mohair. La lana d’angora, invece, ha caratteristiche totalmente diverse ed è ottenuta dal pelo del coniglio d’angora.

LA LANA DI BOVINO

Originario degli altopiani tibetani come la capre da Cashmere, lo Yak è un bovino dalle dimensioni imponenti, dalla folta pelliccia con lunghi peli scuri e da corna grandi e allargate.

Adattato ai climi estremi tra i 4000 e i 6000 metri delle altitudini dell’Asia centrale, lo Yak riveste un ruolo fondamentale per le economie di sussistenza rurali.

Allo stato selvatico, i maschi adulti di Yak possono superare la tonnellata di peso e i due metri di altezza al garrese. La specie addomesticata, meno massiccia, può comunque superare il metro e mezzo di altezza al garrese e pesare anche più di cinque quintali.

Nelle comunità rurali degli altopiani tibetani lo Yak, oltre ad essere usato come animale da soma per l’aratura e il trasporto, e come fonte di latte e derivati, riveste un ruolo importantissimo anche per la sua lana.

Per adattarsi alle condizioni ambientali piuttosto ostili, questo corpulento bovino ha sviluppato una folta pelliccia, composta da tre manti, di cui quello più interno (detto sottopelo) risulta più sottile, caldo e lanuginoso.

Il sottopelo dello yak è composto da peli di diametro intorno ai 16-20 micron, paragonabile a quello della lana merino di migliore qualità e molto vicino a quello del Cashmere.

Caldo e molto morbido, permette di ottenere tessuti finissimi che rispondono al desiderio di acquirenti che desiderano unire il lusso di un capo esclusivo alla consapevolezza vestire in modo etico e sostenibile.

Lo yak infatti sviluppa questa lana finissima all’approssimarsi dell’inverno e la perde spontaneamente a tarda primavera/inizio estate.

Nel periodo della muta estiva, quindi, le popolazioni locali raccolgono e lavorano il mantello che si libera dall’animale senza arrecargli alcun danno o disturbo.

LA LANA DI CAMELIDE

La famiglia dei ‘Camelidi’ è distinta in due gruppi ben differenziati: il genere ‘Lama’, in Sud America, e il genere ‘Camelus’ in Asia.

Il pelo di cammello asiatico

Dal camelide a due gobbe che vive nei deserti dell’Asia Centrale, tra la Siberia, la Mongolia e la Cina si ricava un pelo molto pregiato e ideale per gli impieghi tessili di pregio.

Anche in questo caso non è il pelo superficiale a essere tosato, ma il morbidissimo duvet, il sottopelo in genere rossastro e bruno chiaro dotato di grandi proprietà termiche.

I camelidi del genere Camelus, addomesticati da tempo immemorabile, sono sempre stati utilizzati per la lana, la carne, il latte e come animale da trasporto. Producono un pelo lanoso e fine che inizia a cadere a ciuffi nel corso della primavera ed è raccolto con l’ausilio di speciali pettini.

I peli lanosi, fini, morbidi e un po’ arricciati, sono di colore fulvo chiaro. La finezza dei peli lanosi in media si aggira sui 17-23 micron; la lunghezza è compresa tra 4 e 12 cm. La resa media in fibra è di 5 kg all’anno per un cammello maschio e di 3,5 kg per un esemplare femmina. I piccoli del cammello, fino all’età di un anno, sono ‘biondi’ o quasi bianchi e il loro pelo è particolarmente morbido e pregiato.

Diversamente da altri tipi di lana, la fibra tessile di cammello è idrorepellente, e ciò la rende particolarmente adatta a tessuti per abbigliamento esterno, esempio per cappotti di lusso molto caldi e impermeabili.

I camelidi sudamericani: alpaca, guanaco, lama e vicuña:

I Camelidi del genere Lama hanno fatto parte della vita delle popolazioni andine per molti secoli.

Vivendo dai 3000 ai 5000 metri di altitudine, con elevatissime escursioni termiche, hanno sempre rappresentato una risorsa importante per la popolazione: come mezzo di trasporto, come cibo e per le loro soffici e finissime fibre. Le fibre dei camelidi sudamericani sono, in genere, estremamente leggere e caldissime e vanno trattate con molta cura perché sono fini delicate. A causa del loro elevato costo e della loro delicatezza vengono anche lavorate insieme ad altre fibre naturali, quali pelami o seta; ottenendo manufatti più resistenti, caldi, morbidi ed esclusivi.

Fra i camelidi sudamericani, l’alpaca è quello numericamente maggiore; la popolazione è di circa 3,5 milioni di esemplari, di cui circa l’85% vive nella parte meridionale del Perù. Vi sono due razze di alpaca, il Huacayo e il Suri; il Huacayo è il più diffuso (circa un 90%) mentre il Suri è più raro, leggermente più piccolo e con il pelo di estrema lunghezza, brillantezza e setosità. L’animale ha un pelo folto e setoso, il cui colore varia tra più di 20 gradazioni di tono (dal bianco, al marrone chiaro e scuro, fino ai grigi e neri); il sottopelo è molto più fine e morbido. La tosa avviene una volta l’anno, tra novembre e marzo.

Alpaca

La lana Alpaca, molto lucente, proviene dal vello di un tipo di lama allevato nelle Ande. La resa media è di 300 grammi di pelo per animale e, anche in questo caso, il vello all’esterno è grossolano, mentre il sottopelo è morbido, con fibre di 24/25 micron di diametro.

Dal pelo dei cuccioli di alpaca si ottiene il “Baby alpaca” particolarmente pregiata per finezza e brillantezza.

Guanaco

Il guanaco è un camelide affine al lama diffuso in Sudamerica, in particolare in Perù, Ecuador, Cile e Argentina.

Vive allo stato selvaggio e anticamente era destinato a vestire gli imperatori e i sacerdoti andini. Il mantello è color grano, con poche variazioni tra il marrone chiaro e il color cannella scuro, con riflessi bianchi solo nella parte inferiore del collo.

Poiché è purtroppo necessario uccidere l’animale per prelevarlo, già nell’antichità il suo impiego era particolarmente limitato e l’uso molto esclusivo.

Lama

Il lama è il più grande tra i camelidi sudamericani; addomesticato fin dal periodo degli Inca, per il suo peso e la sua stazza, era usato come mezzo di trasporto. L’animale, pettinato con un processo che permette di eliminare la fibra più spessa, dà una lunga fibra soffice, brillante e di vari colori: bianco, marrone bruciato, grigio e nero. Il manto all’esterno è folto e ordinario, mentre il sottopelo è brillante e caldo.

Vicuna

La vicuña, il più piccolo dei camelidi sudamericani, vive allo stato brado in Perù ed è l’animale che produce la più pregiata tra le fibre esclusive.

La lana vicuna, finissima, lucente e pregiata, è sempre stata destinata ai tessuti più pregiati tanto che questo piccolo camelide si è trovato a rischio di estinzione per il bracconaggio. Oggi la specie è protetta e si contano circa 180.000 esemplari di cui l’80% vive in Perù, sulla Cordigliera delle Ande, ad altezze tra i 4000 ed i 6000 metri.

Protetti in enormi allevamenti che consentono la vita allo stato brado, gli animali vengono catturati ogni due anni per la tosatura e quindi rilasciati.
La vicuna si ricava dal sottopelo dell’animale e, con uno spessore medio di 12 micron è la fibra animale più fine al modo. Questa caratteristica, unita alla rarità dell’animale e alla modesta resa di fibra (meno di 100 grammi ogni due anni) rendono la vicuna molto più pregiata del cashmere.
Pregiatissimo e costosissimo, viene impiegato nella produzione di abbigliamento di alta moda.
Data la scarsa disponibilità di questo fiato il suo costo è altissimo.

LA LANA DI CONIGLIO

Dal pelo dei conigli d’Angora, allevati soprattutto in Cina, si ricava la lana d’angora.

Tosati ogni tre mesi per ottenere circa 300 grammi di fibra, i conigli d’angora producono un pelo lungo, morbido, molto fine e pregiato, caratterizzato da una particolare lucentezza.

La lana d’angora, con fibra lunga e delicatissima, viene solitamente associata al cashmere o alla lana di pecora creando filati compositi in quanto non in grado di resistere allo stress della tessitura.

LA RICERCA DELLA QUALITÀ

Che sia di pecora, capra, cammello asiatico o di un camelide andino o persino di coniglio, le fibre animali vengono apprezzate nella produzione tessile per caratteristiche intrinseche o per la loro rarità.

La finezza, la lucentezza, la morbidezza o la resistenza sono aspetti che rendono il filato più o meno pregiato e ne suggeriscono gli impieghi.

Disporre di una pregiata materia prima per l’industria tessile è complesso, ma ancora non è sufficiente.

La ricerca della qualità attraversa ogni passaggio: la scelta della fibra, la filatura, il finissaggio, la tessitura che generano il capo finito. Questa è la nostra passione, la nostra professionalità, il nostro traguardo.